giovedì 29 gennaio 2009

Scusate il ritardo!
Ho passato buona parte della scorsa settimana fra il letto (l'influenza - australiana quest'anno) ed il PC per chiacchierare con diversi bloggers che s'interessano della musica che piace a me. Il bello di internet è il poter avere contatti con tutto il mondo; il brutto è notare quanti pochi italiani si aggirino nei territori della musica "non-industriale".
Non è un discorso facile da affrontare, né piacevole. Purtroppo, alla base c'è un'amara verità: in Italia, paese che pure sembra tenere alle proprie "tradizioni" (purché si tratti di quelle culinarie o sportive), non esiste un'educazione musicale. Eppure, il genio italico ha prodotto nei secoli musica che ha fatto il giro del mondo per ritornare a noi potremmo dire "modificata" dall'incontro con culture diverse. La storia della musica è in gran parte storia della musica italiana; si esagera nell'affermare che forse Bach (Johann Sebastian) è stato quel che è stato anche perché ha subito l'influenza di un certo Antonio Vivaldi, da lui apprezzato talmente da volersi procurare le partiture di ogni nuova opera composta dal "prete rosso"?
L'opera lirica forse rappresenta il prodotto culturale italiano di maggior successo. Eppure, morto Giacomo Puccini, la stagione dei grandi operisti italianai è andata scemando in maniera drammatica. All'estero, si sta al contrario osservando una nuova giovinezza dell'opera, soprattutto grazie ad un certo numero di compositori che si è dimostrato abile nel saper adattare lo stile di questa espressione artistica alla realtà odierna. Non viviamo più nell'ambiente culturale di una Tosca, tanto per dire, per cui pensiamo sia difficile per un nostro contemporaneo capire l'andamento di quell'opera; ma un americano di nome John Adams ha ottenuto un enorme successo con opere liriche basate sull'attualità del secolo che stiamo attraversando, dalla storica visita di Richard Nixon a Mao Zedong, all'increscioso incidente sulla nave "Achille Lauro" che costò la vita a Mr,. Klinghoffer e che mette in musica una delle più spiacevoli realtà del mondo moderno: il conflitto ebreo-palestinese e la svolta da questo presa in direzione del cieco terrorismo.
In questo modo, la musica si dimostra vitale, attuale, in perfetta sintonia con il mondo che ci circonda. E ciò al termine di un percorso durato secoli che non possiamo dimenticare o fare finta che non sia esistito per non turbare gli spettatori dell'incombente Festival di Sanremo, unica espressione italica dell'odierno genio musicale (Ma la "prima" del Teatro alla Scala, spettacolo che le televisioni straniere fanno a gara per trasmettere, in Italia non la vedremo mai, nemmeno "in differita", se non per sbaglio come accadde con una delle ultime apparizioni di Luciano Pavarotti, attempato Radames (ma ancora in possesso delle sue doti canore).
L'impoverimento culturale non procede, inoltre, in maniera lineare, ma esponenziale, vale a dire incrementando progressivamente la propria velocità e questo soprattutto perché la musica la si capisce (e quindi la si apprezza) solo ascoltandola, e più la si ascolta più piace. Probabilmente, all'italiano medio piace San Remo perché propone da anni la stessa "musica" con parole diverse. La musica, in fondo, è tutta nel nostro cervello ed il nostro cervello si sente a proprio agio quando "riconosce" una certa armonia, una determinata sequenza di note; a volte, anzi, ne aspetta una specifica (verso cui tende l'insieme di tutte le altre) al punto da "sentirla", anche se proprio quella nota lì sullo spartito non c'è! Per questo è importante ascoltare, ascoltare, ascoltare...Per questo è facile modificare il gusto offrendo all'ascolto sempre la solita sequenza di note. Quando ci stuferemo della solita "minestrina", del tipo di quella insipida offerta ai degenti negli ospedali?

1 commento:

  1. Salute,

    I read your comment on stateworks, about Poulenc. Have you tried his Concert champêtre? the first post on my "Paroles gelées" blog?
    http://lesparolesgelees.blogspot.com
    Enjoy!

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