martedì 20 gennaio 2009

Perché musica "non-industriale"?
Ho incontrato questa definizione leggendo un articolo del musicologo francese Jean-Jacques Nattiez, curatore dell'Enciclopedia della Musica pubblicata, in Italia, da Einaudi, e mi è parsa subito adatta ad indicare proprio quello che volevo indicare, vale a dire la musica non di largo consumo. In effetti, musica "non commerciale" potrebbe essere un sinonimo; solo che è cambiata la visuale (il che è comunque importante da prendere in considerazione, in quanto molti "produttori" fabbricano senza avere un'idea precisa di quello che il mercato vuole veramente). Il grosso vantaggio della definizione del Nattiez, inoltre, è rappresentato dalla possibilità di eliminare una serie di definizioni o offensive (del tipo: musica "colta") o errate (del tipo: musica "classica" o "sinfonica").
Musica che non ci viene propinata di continuo...Anzi, che spesso è bandita da qualsivoglia palinsesto, nonché dalla maggior parte dei media. Avete notato quanti settimanali offrono recensioni di musica "non-industriale"? Se qualcuno ha pazienza li conti e me lo faccia sapere. Da parte mia, posso affermare che ne ho visti ben pochi ("Il Venerdì" della Repubblica è uno di questi). Ma non solo: quanti di voi ("di noi", perché capita anche a me) ne ha capito il contenuto, una volta trovata la recensione? Chissà perché viene applicato alla musica "non-industriale" lo stesso criterio-guida utilizzato per scrivere sull'arte contemporanea: quello di utilizzare termini e figure retoriche pressoché incomprensibili per non dire quasi niente, soprattutto per non parlare di musica. E' proprio lei la grande assente quando si scrive una recensione; al di là di un breve excursus storico, utile per posizionare correttamente l'opera nel contesto spazio-temporale, si parla soprattutto dell'interpretazione, ma non in termini tecnici; si cerca solo di evocare le emozioni e le sensazioni destate dall'ascolto. Gli interpreti sono generalmente tutti bravi, soprattutto se conterranei del critico (e questo vale anche per nazioni diverse dall'Italia: ognuno ha i propri paladini) e, comunque, il disco risulta quasi sempre "indispensabile" o "degno di essere ascoltato", il che in termini commerciali significa la stessa cosa: compratelo! Magari fosse possibile, visti i prezzi raggiunti da questi oscuri oggetti di desiderio e vista la difficoltà nel reperirli, al di là di internet, che ancora non è qui in Italia alla portata di tutti.

2 commenti:

  1. Sorry for my poor Italian :)

    I need your email address if you want to DL from my blog Classical in the Air. Grazie. Bill (aka upkerry11 at yahoo dot com)

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  2. My email address is the following:
    fabio.fiorani@fastwebnet.it
    By the way, I was reading the long comments on the portrait dedicated to Elliott Carter and I was impressed by the long list of "portraits" you listed. To be honest, not all of them are of great interest to me, probably because there is a period of 205th century music that I find "hard" to listen to, even though I agree on its importance for the development of contemporary music.
    I enjoyed very much the first posts of your blog, dedicated to complete concerts: there was a great choice of composers and the recording was simply perfect. Zinman concert at Aspen, the Concerto Koeln and RIAS Kammerchor concertos were wonderful.
    Finally, I wait patiently for some Henze in you blog; honestly, I like him more than the 3 Germans you proposed together (Stockhausen, Lachenmann and Rihm) which I found rather boring.
    Thanks for all the work you are doing for us music-dependent. I hope of being able, in the near future, to share some music from my collection in this blog I started; but before that, I'm working in order to make at least a bilingual blog, to receive comments and exchange ideas with you and the other bloggers dedicated to share music on the web.
    Thanks for the attention and for the effort you are doing in providing us such a big amount of beautiful music: here in Italy, concert programs usually stop at Stravinsky and, apart from the repertoire, they are costly and rare, like white flies.
    By for now. We will keep in touch, "chez moi" or, alternatively, "chez toi" (meaning the blogs, of course!)
    Fabioromano

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